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IL MOSTRO RIPUGNANTE DELLE FOGNE - Prosa

IL MOSTRO RIPUGNANTE DELLE FOGNE A Londra una trentina di anni fa salirono agli onori della cronaca i crimini bizzarri del Mostro Ripugnante delle Fogne. Questi era un essere viscido e meschino, vestito però da gran signore, con uno smoking bianco ed un bastone bisunti, che usciva dai tombini e avvicinava le sue vittime con fiori e caramelle in una mano, tenendo nell’altra una grossa mannaia. «O la borsa, o la vita!» poi intimava, e la gente lì per lì, messa alle strette, lasciava giù la borsa, anche un po' tramortita dal fetore. Allora il puteolente manigoldo faceva scempio del malcapitato, mozzandone con sadico puntiglio cinque dita di una mano a scelta; dita che poi, tornato in fretta nelle fogne, offriva in pasto ai suoi amici ratti. Un giorno, dopo lunghe e impegnative indagini, il Mostro Ripugnante delle Fogne fu finalmente arrestato, e si beccò vent’anni di galera. Ma quando in carcere gli fecero la doccia, l'acqua nerastra se lo portò via. Alle guardie restarono soltan...

UNA VOCE

UNA VOCE Erano circa le 23.30 quando mi parve di sentire una voce in cucina. Abbassai il volume della tv e tesi l'orecchio: sembrava un bisbiglio, come di qualcuno che parlava piano. Mi avvicinai alla cucina e il mormorio si fece più distinto. Era una voce femminile, sommessa ma continua. Una volta entrato potei sentire che proveniva dal grande frigorifero a due ante. Aprii lo sportello e ci trovai una signora sulla settantina seduta, che parlava al cellulare. "Lo sapevo che era lei, signora Morlacchi! Sempre con questa abitudine di venirsene a parlare nel mio frigo..." La vicina di pianerottolo mi salutò scusandosi educatamente per l'intrusione, uscì un po' intirizzita e mi chiese di accompagnarla alla porta. ---

ABITO DA SERA

ABITO DA SERA La giovane modella si avvicinò allo specchio eccitata. Il nuovo abito da sera, appena uscito da una prestigiosa boutique, fasciava il suo corpo come un guanto. Ma una volta davanti allo specchio vide il vestito e la sgargiante parure di gioielli indosso a un uomo coi baffi, grasso, calvo e sudato. Incredula provò a muoversi: il ciccione replicava ogni suo gesto con precisione millimetrica; fece delle smorfie, e il pelato gliele rifaceva uguali; spariva ai lati dello specchio, e il tizio scompariva insieme a lei. "O porca zozza", disse allora la ragazza, "e tu chi cazzo sei?" "O porca zozza", fece nello steso istante il tizio due ottave sotto, "e tu chi cazzo sei?". La donna realizzò di non poter andare alla soirée di gala in programma per le venti: e se anche gli invitati, guardandola, avessero visto quel tipaccio disgustoso? In un impeto di rabbia prese una scarpa e con il tacco mandò lo specchio in frantumi. Tolse in fretta il ves...

SULLA CIMA

SULLA CIMA Mi dissero che valeva la pena. "Le consiglio di salire, è uno sforzo ma non se ne pentirà. Da lassù si gode uno spettacolo mai visto", garantì un anziano che sorseggiava una grappa indicando il rilievo dai fianchi scoscesi e un pendio dall'aspetto scoraggiante. Salii per qualche ora. Le scarpe stringevano e le ginocchia scricchiolavano. Più volte pensai di ritornare, mentre il panorama attorno a me sembrava farsi via via meno distinto. E giunto finalmente sulla cima mi trovai in una stretta, spoglia radura, aperta come una ferita in una distesa di vuoto sconfinato . Attorno non c'era nulla, da qualunque parte mi voltassi. Restai lì un'ora, forse due. Sedetti sull'erba bagnata e mangiai un panino, fissando gli occhi in quella disarmante vacuità. Poi lentamente ridiscesi. Il vecchio di prima mi domandò com'era andata. "Lo sa che aveva proprio ragione? Davvero uno spettacolo mai visto...". Quello annuì con un esile sorriso, versandomi da ...

L'AUTOGRAFO

L'AUTOGRAFO Lo rincorsi per duecento metri prima che si fermasse, ansimando, all'angolo con la tabaccheria. "Mi scusi", dissi, porgendogli taccuino e penna, "me lo farebbe un autografo?" Mi guardò come si guarda qualcuno che ha sbagliato indirizzo. "Io? E perché? Non sono una persona famosa!" "Oh, lo so! — risposi — È proprio per questo che le chiedo l'autografo..." Esitò, poi prese la penna con la cautela di chi maneggia un oggetto sconosciuto. Scrisse il proprio nome — Renato Spizzichini — in una calligrafia incerta, un po' inclinata, come uno scolaro alla lavagna. "Ecco", disse, restituendomi il taccuino. "Ma perché proprio io?" Guardai la firma: era storta, sbavata, anonima come il suo autore. "Fra venti o trent'anni", spiegai, "nessuno si ricorderà di lei. E io — o magari i miei figli, chissà? — saremo gli unici a conservare una sua testimonianza." Raccogliere le firme di persone qu...

MODELLO SPECIALE

MODELLO SPECIALE A diciassette anni misurava già due metri e dieci. Un'altezza che gli aveva rovinato l'infanzia, le amicizie e ogni fotografia di gruppo. Soprattutto gli rendeva complicato il rapporto con la sua fidanzata, alta un metro e cinquanta e qualche cosa. Al negozio gli parlarono di un modello speciale: scarpe con la suola scavata, incassata verso il basso, pensate apposta per chi, come lui, aveva sempre desiderato l'opposto di ciò che tutti cercavano: delle scarpe che abbassassero la statura. Le provò. Perse trenta centimetri all'istante. Il commesso lo guardò soddisfatto, come un sarto davanti a un capo finalmente ben tagliato. Comprò tutte e tre le paia disponibili. Camminando si accorse che le ginocchia si piegavano più del dovuto, che ogni passo era una piccola discesa in una buca invisibile. Ma si sentiva, per la prima volta, quasi normale. Al liceo i compagni lo presero in giro più di prima: "Lo spilungone si è rimpicciolito!" strillavano ride...

PROFONDA ISPIRAZIONE

PROFONDA ISPIRAZIONE Finalmente le luci si abbassarono. Salutato da un applauso caloroso entrò sul palco il celebre pianista, condotto da un assistente fino allo sgabello davanti allo strumento. Aveva una benda sugli occhi, un bavaglio alla bocca e le mani legate dietro la schiena da una spessa fune di canapa. La sala fece silenzio. Il maestro non poté eseguire i brani di Schumann, Beethoven e Chopin previsti dal programma. Il pubblico ammirò comunque la squisita sensibilità e la profonda ispirazione con le quali se ne stette seduto tutto il tempo immobile - mentre l'assistente seguiva con lo sguardo la musica segnata sugli spartiti voltando puntualmente pagina - ognuno immaginando come il rinomato interprete avrebbe eseguito quei capolavori se avesse potuto suonare. Dopo un'ora e mezzo, al termine della performance, l'auditorium risuonò di una lunga, commossa ovazione. ---