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Showing posts from April, 2026

L’UOMO CHE SCRUTAVA L’ORIZZONTE

L’UOMO CHE SCRUTAVA L’ORIZZONTE Un uomo che scrutava l’orizzonte vide un giorno a sua volta all’orizzonte un altro uomo uguale a lui, sputato nello scrutare pure lui impegnato. Provò a fargli dei cenni, però quello rispose con il gesto dell’ombrello. Gli uscì un moto di stizza e, caso strano, l’uomo fece un gestaccio con la mano. Gridò la propria rabbia, e sull ’ istante udì una frase oscena ed infamante. Poi smise di scrutare, spazientito, e se ne andò voltandogli la schiena girando i tacchi con un gran grugnito.

ABBASTANZA STUPENDA

ABBASTANZA STUPENDA Coi tuoi occhi del color del lago del colore del lago di Como - di quel ramo del lago di Como - con quel naso sospeso sulla bocca con tutte quelle gambe e quelle braccia che tu hai con le tue curve e tutti i tuoi guard rail spero proprio che la cosa non ti offenda se ti trovo abbastanza stupenda.

POETA DELLA DOMENICA

POETA DELLA DOMENICA Sono un poeta della domenica: santifico i sentimenti beatifico le emozioni e amo tanto la vita scrivo dei versi gementi pieni di buone intenzioni innalzo inni all’amore di una banalità infinita che grondano melassa fiori tramonti lune cieli dipinti di blu mi fan vibrare il cuore e ogni verso in più colmo di apostrofi rosa lo celebro battendo la grancassa.

UNO STRANO INDUMENTO

UNO STRANO INDUMENTO Ieri ho comprato uno strano indumento, metà cappotto e metà canottiera. Mi sta a pennello in abbinamento con il colore della panciera. Poi ho acquistato due scarpe destre e tre sinistre, perché ho cinque piedi. Sono campione di corsa campestre, anche se a dirtelo non ci credi. Possiedo un set di calzini da orecchio, un grosso pettine per il naso, una cravatta provvista di specchio, persino un portacapelli di raso. Ma adesso voglio quel forno ghiacciato, quello che ho visto in televisione: quello per fare il ghiacciolo stufato e la granita col polpettone.

IL MIO TRAMONTO

IL TUO TRAMONTO Stai su una fredda riva al fiume seduto sotto un salice piangente fra i rami neri il sole sta calando in un arancio diafano a Ponente riflessa in una pozza fra le impronte contempli la tua faccia da demente.

SEMBRANO DI SCHIUMA

SEMBRANO DI SCHIUMA Scruta il greve orizzonte un generale dall’alto di un rilievo nella sabbia. Sull ’ incarnato plumbeo della terra il cielo blu e turchese si raggruma; un attendente attende, più lontano. Le rocce attorno sembrano di schiuma.

IO, UNA POLTRONA E DUE SEDIE

IO, UNA POLTRONA E DUE SEDIE Eravamo in quattro nella stanza gialla: io, Antonella, Renato ed Elettra. Antonella e Renato erano due sedie, due sedie pieghevoli marroni: Sedie di tipo economico. Roba per star seduti a poco prezzo. Elettra era una comoda poltrona. Da lungo tempo si viveva insieme chiusi dentro la stanza giallo arancio. Ma un giorno una voragine si aprì nel pavimento da cui strisciò all’interno della stanza un essere verdastro viscido e coi tentacoli. Quel coso si portò sedie e poltrona dentro al buco. Antonella e Renato non fecero commenti. In fondo erano solo sedie. Elettra da una piega nel cuscino sembrava dispiaciuta. Però nemmeno lei poté dir niente. E a me toccò restar da solo e in piedi.

UN PAGLIACCIO

UN PAGLIACCIO Umiliato. Da lei, che tanto amava. Gli aveva urlato in faccia “Sei un pagliaccio!” davanti ai suoi amici. E poi se n’era andata sbattendo anche la porta. Lui corse dentro il bagno. Voleva star da solo due minuti per raccattare i pezzi del suo ego. Lo sguardo andò allo specchio: ci vide una parrucca colorata e un grosso naso rosso sopra una smorfia storta ed angosciata.

MANGIA-VENTO

MANGIA-VENTO Esiste in certe zone inesplorate l’atavica tribù dei mangia-vento: ignudi come vermi nella steppa si siedono, le fauci spalancate, e se ne stanno lì senza far niente con l’aria che li nutre facilmente finché non han riempito le budella. Poi schiacciano una breve pennichella. E dopo il sonnellino digestivo, uniti in segno di ringraziamento, dagli sfinteri un peto primitivo soffiano come omaggio al dio del vento.

GUARDANDO FUORI

GUARDANDO FUORI Ieri guardando fuori per la strada ho visto che la strada c’era ancora. E controllando gli alberi del viale, tutto tranquillo, erano al loro posto. Ho visto poi delle persone camminare e delle auto. Il cielo stava sopra, come deve, e sotto la città, indaffarata. Così sono tornato a non far niente dentro la mia poltrona reclinata.