TRA LE NOBILI STRADE DI FLORENTIA
Io colla mia consorte e la figliuola nostra, passeggiando alcun dì or sono tra le nobili strade di Florentia, giunti che fummo in Piazza della Signoria potemmo scorgere, non sanza maraviglia né sanza vaga sensatione di ripulsa, stagliarsi di contra a l’austera mole di Palazzo Vecchio una stramba, colossale, metallica concretione, alta al di presso come sette o otto huomini, di coprolite inusitato sembiante, o migliormente s’havrebbe a dire, come sanza troppi riguardi il direbbe il volgo: di gran merda.
Codesta concretione seppi in seguito trattarsi di opra d’artista di contemporanea maniera, nientepopodimeno che – si oda bene – de ’l gran helvetico maestro Cavalier Bischer Urs, emerito et eccellentissimo sculptore et visionario herettore di feci, et financo cacatore di concretioni et impiastricciatore di materiali, in guisa tale che dovrebbesi a ragion nomarlo di destruttore di forme et negatore d’harmonia, et in buona substantia ben remunerato nihilista di schola postmoderna, cenacolo ove matti, peccatori contra natura, pervertiti et pederasti et ogni sorta infine di genti fuor di senno uscite tengono facile accesso et percorrenza, et ivi si procaccian di che ben vivere et prosperare, alla faccia de’ li faticatori d’ogni dove, che guadagneno lo pane suo collo sudore ogni sacrosantissimo dì che il buon Iddio manda in su la Terra.
Veduto ch’havemmo cotanto capo d’opra, il fido cagnetto nostro Antonpaolo Alvise fu colto in su l’istante da bisogno corporale, costì che occorse all’uopo rimover le bisogna sue dallo selciato, ove la bestiola havea modellato in picciola proportione, quasi a far copia da ’l vero, de’ stronzetti in tutto rassomiglianti, se non per lo colore – assai più tendente al bruno et alle terre d’ombra – al gran capolavoro de ’l concretor helvetico.
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