LUI PREGATE


Gaudio dei miei genitori,
bell’infante fui, e bambin;
poche noie e mai dolori,
mera comodo il cammin.
Giovincello promettente,
poi fui abile avvocato.
Molto disgraziatamente
anelai d’esser sposato.
Così presi per consorte
una femmina graziosa.
Non amica fu la sorte,
anzi! Assai fu rovinosa:
mise il naso nei miei affari,
lei, meschina e impertinente,
sperperando i miei danari,
dando il cuore a un mio cliente.
La pregai, la scongiurai
«Torna, amore, io qui taspetto!»
Lei tornò, però oramai
non mi entrava più nel letto.
Così il giovin promettente
trasformato già in un servo,
si mutò in un impotente
con la testa di gran cervo.
Ecco amici la mia storia,
d’ogni orpello disadorna:
lei si dava alla baldoria,
io portavo le mie corna.
La morale è assai lampante,
in aiuto un dì vi venga:
Vostra moglie ci ha l’amante?
Lui pregate se la tenga!

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