UN UOMO INUTILE

UN UOMO INUTILE

Era un uomo inutile. Fin dalla tenera età non aveva mai saputo cosa fare di sé stesso, così restava settimane appoggiato con la testa a una parete, come un ombrello; altre volte si chiudeva in ripostiglio tra le scope. Del resto aveva trascorso gran parte dell'adolescenza nascosto in una cantina, impagliato in mezzo a oggetti che non servivano più a niente.
Al lavoro lo avevano recluso in un umido stanzino, dove stava a guardar fuori da una finestrella, scribacchiando qualche modulo ogni tanto.
Anonimo e dimesso, le donne lo schifavano. L'unica relazione di qualche importanza l'ebbe con una ragazza sordomuta che per alcuni mesi non riuscì a trovare la maniera di dirgli cosa pensasse di lui, fino a quando glielo mise per iscritto.
A coronamento di un'esistenza inane, crepò in un modo idiota: imballato per errore dentro uno scatolone durante il trasloco dell'ufficio. Non ci si prese nemmeno la briga di constatarne il decesso. Planò direttamente in discarica, reparto rifiuti organici, senza l'ombra di una cerimonia, dato che nessuno se l'era mai filato.
Dopo qualche tempo emerse da un cassetto della sua scrivania l'abbozzo di un romanzo manoscritto. Era un testo banale e pieno di luoghi comuni, prolisso e sconclusionato. Presto raggiunse il suo autore tra i rifiuti, già ridotto in striscioline da un tritadocumenti.

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