SULLA CIMA
SULLA CIMA
Mi dissero che valeva la pena. "Le consiglio di salire, è uno sforzo ma non se ne pentirà. Da lassù si gode uno spettacolo mai visto", garantì un anziano che sorseggiava una grappa indicando il rilievo dai fianchi scoscesi e un pendio dall'aspetto scoraggiante.
Salii per qualche ora. Le scarpe stringevano e le ginocchia scricchiolavano. Più volte pensai di ritornare, mentre il panorama attorno a me sembrava farsi via via meno distinto. E giunto finalmente sulla cima mi trovai in una stretta, spoglia radura, aperta come una ferita in una distesa di vuoto sconfinato. Attorno non c'era nulla, da qualunque parte mi voltassi. Restai lì un'ora, forse due. Sedetti sull'erba bagnata e mangiai un panino, fissando gli occhi in quella disarmante vacuità.
Poi lentamente ridiscesi. Il vecchio di prima mi domandò com'era andata. "Lo sa che aveva proprio ragione? Davvero uno spettacolo mai visto...". Quello annuì con un esile sorriso, versandomi da bere.
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