LA TOILETTE

LA TOILETTE


Chiese dov'era la toilette e il cameriere indicò una piccola porta in fondo, oltre la cucina. "Sempre dritto," disse, "non si può sbagliare." Varcata quella soglia si ritrovò in un lungo corridoio, illuminato da neon che ronzavano tutti alla stessa frequenza. Qualcuno ogni tanto si spegneva e riaccendeva con un suono fastidioso. Ogni due o tre metri c'era un orinatoio bianco allineato contro la parete di sinistra; sulla destra, la fila di porte degli stanzini coi water. Osservando meglio vide che il corridoio sembrava non avere fine, perdendosi in prospettiva per quanto lontano riuscisse a guardare.
Fatta una copiosa pisciata tentò di tornare indietro. Ma anche nella direzione opposta vide solo cessi in lunghe file e muri squallidi. Sentì uno sciacquone in lontananza. Forse qualcun altro, più avanti, era alle prese con lo stesso problema. Così camminò per circa un'ora, senza però incontrare nessuno. A un certo punto smise di cercare l'uscita, rassegnato a restarsene lì dentro e senza avere messo nello stomaco nemmeno un miserabile antipasto...
Fuori, al tavolo, dopo venti minuti la sua ragazza aveva chiesto al cameriere se si sapesse qualcosa di lui. "Succede", le aveva risposto quello, versandole altro vino. "A volte, con certi clienti, il bagno richiede più tempo del previsto." E poi aveva cenato da sola.
Comunque - si consolò il ragazzo - in caso di necessità fisiologiche quello era il posto giusto. La carta igienica non mancava. E i bagni erano meno sporchi della media dei ristoranti. Certo, l'aria non profumava di rose. Ma bastava tapparsi le narici e il problema era risolto. Nel frattempo si era fatto un'idea precisa su quale fossero i water più puliti. Lì dentro, ormai, era l'unica cosa che contava.

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